QUALE VEROLA
?
Dibattito intorno al tema se
sia auspicabile o meno una eventuale fusione delle due vicine comunità Verolesi
08/10/2007 -
A. Barbieri
A PROPOSITO DI TURISMO NELLA BASSA
Si fa un gran parlare in questi ultimi tempi
della possibilità di uno sviluppo turistico della nostra Bassa, e la cosa non
può che farci piacere.
Che il paesaggio bassaiolo
rappresenti una valida attrattiva turistica non lo scopriamo certo noi; verso
la fine dell'ottocento, il nostro modo ordinato di coltivare i campi, la
cosiddetta "piantata lombarda", ci era invidiato in mezza
Europa.
Di quel paesaggio, invero, oggi resta ben
poco. Negli ultimi quarant’anni ce l’abbiamo proprio messa tutta per
distruggere quel che i nostri avi con tanto lavoro e tanto amore ci avevano
tramandato; l'abbandono delle campagne prima e l'urbanizzazione poi, con la
forsennata edificazione del territorio, ci stanno purtroppo togliendo
letteralmente la terra da sotto i piedi.
E così sono spariti i filari di gelsi e di
platani, le piante secolari, i mulini, lo stesso paesaggio che non è più
leggibile, divorato com’è da una selva di costruzioni dalle più svariate forme,
ma tutti inconfondibilmente grigi e lontani anni luce dalla cultura del
costruire tipica del nostro territorio (legno e mattoni).
Fortunatamente negli ultimi anni si
registra un timido ritorno alle origini con la messa a dimora, nelle
capezzagne, di alberi d'alto fusto, ma, ahimè, non più di gelsi (morus alba)
trattasi, ma bensì generalmente di pioppi (populus canadensis) -canadà. Meglio
di niente.
Sembra passato un secolo da quando, non
più di quindici, venti anni fa si cominciava a ragionare che anche noi, nella
Bassa, avevamo buoni e validi motivi di sicuro interesse tali da costituire una
meta non di secondo piano nel panorama del turismo storico, artistico,
ambientale e, in prospettiva, anche gastronomico.
Quando, con una buona dose di faccia
tosta, si aveva l'ardire di presentare in pubblico queste (balzane) idee ad
interlocutori che, per vari motivi, avrebbero dovuto esserne interessati, di
solito dapprima essi ti guardavano sbigottiti, poi si guardavano l’un l’altro
e, con gravi cenni del capo, convenivano che chi poteva affermare una cosa del
genere di sicuro non aveva tutti i giovedì a posto. Quindi il più emancipato
prendeva la parola e, con un mezzo sorrisetto di commiserazione che sembrava
dire “chès_ché l’è pròpe mat” -questo è
proprio matto-, diceva che, certo, sarebbe una buona cosa, ma,
sfortunatamente, nella nostra zona non abbiamo né panorami suggestivi, né
borghi medievali, né gallerie degli Uffizi, né affreschi di Giotto !
Eh già ! Verolanuova non è Firenze e
Verolavecchia non è Cortina d’Ampezzo, se no non staremmo qui a parlarne, o no
?
Certamente non si può parlare di un
turismo stanziale, da villeggiatura, ma più precisamente di un turismo di
prossimità, un fenomeno che vede sempre più spesso la gente spostarsi, anche
per poche decine di chilometri, per visitare i luoghi interessanti del proprio
territorio, nella propria provincia o regione e, quasi sempre, fermarsi per
assaporare un buon piatto in qualche trattoria poco nota.
Questo fenomeno, è chiaro, può innescare
una crescita, oltre che dal punto di vista prettamente culturale, anche in
molti settori dell’economia locale, dalla ristorazione, alla produzione
alimentare, al mondo dell’artigianato per mezzo, ad esempio, di manifestazioni
che comprendano esposizioni di prodotti locali.
Nel panorama bassaiolo nessuna località
da sola, se non forse la sola Verolanuova, è in grado di costituire un polo
attrattivo di un qualche interesse. Qui infatti, a Verolanuova, troviamo monumenti, opere
d’arte, spazi verdi, qualche trattoria, ma la ristrettezza del territorio e la
sua abbondante edificazione le fanno mancare quel tessuto ambientale e
paesaggistico che potrebbe ben completare il tutto.
La vicina Verolavecchia, per contro,
conserva vaste porzioni di territorio non del tutto contaminato e, per di più,
oggi tutelato dai due parchi regionali dell’Oglio e dello Strone, oltre agli
interessanti borghi di Monticelli e Scorzarolo.
Non è questa la sede per fare l’elenco dei motivi di interesse nel nostro territorio, chi sa vedere e capire, oltre che guardare, sa bene di quante e quali magnifiche opere dell’uomo e della natura stiamo parlando. Non mancherà l’occasione di ritornare su questo argomento per approfondire le nostre conoscenze su questo o quest’altro aspetto del territorio Verolese.
Ecco quindi che, se pensiamo a tutto il
territorio Verolese (Verolanuova e Verolavecchia) e a quanto questo può offrire,
più che ai soli centri abitati, abbiamo tutte le carte in regola per recitare
un ruolo di primissimo piano nel ventaglio delle potenzialità turistiche della
Bassa.
Questo non vuole essere uno sperticato elogio
dell’unificazione dei due comuni che, come ho già avuto modo di dire, a parer
mio, è meglio che mantengano le rispettive diversità; si tratta semplicemente di
mettere in sinergia le diverse realtà del territorio per conseguire un fine
comune, a beneficio di tutti quanti.
Potrebbe essere utile a tale scopo una Associazione di Volontariato del Territorio Verolese che faccia funzioni di una Pro Loco, che abbia cioè come prerogativa quella di far conoscere ad un più vasto pubblico le peculiarità del nostro territorio ed i motivi per trascorrevi piacevolmente una giornata.
È anche con questo spirito che nacque, nel 1997, l’Associazione Pro Loco di Verolavecchia, ma i tempi, allora, forse non erano ancora maturi e, a distanza di dieci anni, si avverte certamente la necessità di un radicale ripensamento delle funzioni e delle competenze, nonché del bisogno di idee nuove e di una sana ventata di aria fresca.
Se ne potrà parlare?