Santina Frossini

 

Nata a Quinzano d'Oglio

Residente a Crescentino VC

Già residente a Verolavecchia

 

I racconti e le testimonianze di Santina Frossini sono stati raccolti dagli allievi Bordignon Annalisa, Foscarin Stefano e Vitali Marco e sono tratte da www.centroventurelli.org

Si ringrazia il Sig. Umberto Bertolini per la gentile concessione.

 


 

IL SETTIMINO DI SONCINO

Di Frossini Santina anni 75, di Crescentino racconto ambientato a Soncino

 

Un'altra volta invece, io ero appena sposata, da non tanti mesi che ero sposata, e mio marito abitava in un altro paese a tre chilometri dal mio, il suo paese era Verolavecchia e il mio Quinzano D’Oglio. Però a Quinzano D’Oglio c’era mio papà e io ogni tanto andavo da mio papà a fargli qualcosa perché non aveva la moglie, era solo. Tornando a casa a Verolavecchia, dove abitavamo, non ho visto un sasso davanti e con le ruote della bicicletta sono andata sopra; andando sopra lì ho fatto un salto sulla bicicletta e ho scavalcato il manubrio della bicicletta e sono andata per terra. Sono andata per terra e mi sono fatta male al ginocchio. Il tempo di arrivare a casa e avevo già tutto il ginocchio tutto gonfio e allora sono andata dal dottore, e mi ha dato …non mi ricordo neanche più cosa mi aveva dato,…qualcosa pomate o qualcosa, ma ad ogni modo il ginocchio era sempre grosso. Sono passati sette, otto giorni così. Poi un giorno un mio cognato mi fa: "ma prova ad andare da quel settimino" che si chiamava Carletto, abitava a Soncino e ha detto: "vai da lui vedrai che ti troverai bene perché è apposta per tutte quelle cose lì.

Allora noi siamo andati e lui mi ha guardato e mi ha detto: "mettiti sopra il cemento, porti lì la sabbia e quando hai preso un pochettino di sole che la sabbia è calda, comincia a coprirti il ginocchio per tutta la mezza giornata, in sette giorni dovresti avere già il miglioramento, otto giorni dovresti essere il ginocchio normale, il nono giorno dovresti essere guarita" e così è stato. Io tutti i giorni mi mettevo al sole il pomeriggio sopra questo cemento, con la sabbia quando era bella calda me la mettevo su e stavo lì tutto il pomeriggio. Io il settimo giorno stavo già bene, il ginocchio era sgonfiato un bel po’, il giorno dopo non avevo già più niente e in nove giorni io ero normale e ho cominciato ad andar tranquilla con la mia gamba senza più sentire niente, sono venuta fino ad adesso e comincio adesso a sentire malino. (…)

 

LE CATENE

Di Frossini Santina anni 75, di Crescentino racconto ambientato a Quinzano D’Oglio

 

Adesso non ricordo bene il giorno, però qualche giorno prima di pasqua toglievamo, si aveva il fuoco, toglievamo le catene. Di solito ce n’erano due, una per fare la polenta, l’altra per fare qualche cosa da mangiare, in parte. Ognuno prendeva una catena e, avevamo una strada provinciale e un’altra strada che però faceva il collegamento, la circonvallazione. Allora noi prendevamo queste catene, eravamo magari dieci, quindici, quasi tutti ragazzi giovani, anzi, c’erano anche quelle signore vecchie e anche dei signori, tanto così tiravano qualcosa, sapevano che eravamo tutti poveri. A volte ne avevamo anche tre o quattro di catene da tirare e andavamo su dalla mia strada che era la strada provinciale per Brescia, fino a tre chilometri che c’era un paesino piccolo e si chiamava Motella. Facevamo il giro così e andavamo giù dall’altra strada che rientrava nel paese di modo che le catene, tirandole così sulla strada, ora che arrivavamo a casa, perché erano tre chilometri a piedi, poi noi eravamo tutti ragazzini, perciò ce ne mettevano del tempo, tutta la mezza giornata, però arrivavamo a casa e le catene erano belle lucide.

Così erano pulite le nostre, in più c’era qualcuno che ci dava qualche soldo perché gli avevamo pulite le catene.

 

LA MALEDIZIONE DELLA MUCCA MUORE

Di Frossini Santina anni 75, di Crescentino racconto ambientato a Quinzano D’Oglio

 

Quando ero giovane avevo quindici sedici anni, eravamo in tre o quattro, io era senza mamma, loro ce l’avevano…, però eravamo poveri, una volta erano tutti poveri, la frutta non si poteva comprare perciò quando potevamo, dato che avevamo poco da fare, non c’erano tante stanze come ci sono adesso, perciò i lavori erano pochi da fare in casa, e allora noi andavamo in campagna e c’erano sempre o pesche o uva, qualcosa così da mangiare e dato che da mangiare non ne avevamo mai abbastanza andavamo dentro il campo per prenderne (…). Nel bello che stavamo raccogliendo quest’uva, tutto ad un tratto sentiamo: "adesso ve la do io". Era il padrone dell’uva. Noi siamo rimaste lì tanto impappinate che non siamo state capaci neanche più di muoverci. Poi una si è messa ad andare, ce l’avevamo proprio davanti perché il passaggio era lì, passa lei e le ha dato un calcio ed una sberla, poi è passata la seconda, poi è toccato a me. Io nel vedere così a dare un calcio ed una sberla a quella la, mi è venuta una rabbia che gli ho detto: "non ti deve morire la mucca"; e poi tutte mogie mogie siamo andate a casa e non abbiamo detto niente a nessuno, anzi. Il giorno dopo, io non mi ero ancora mossa di casa e viene là quella ragazza e mi dice: "Santina sai che è morta una mucca a quel signore, quello dove siamo andate a rubare l’uva" ed io ho detto: "ma no ?!" e l’altra: "ma sì sul serio". E io ci sono rimasta tanto male che da quella volta io non ho più mandato maledizioni a nessuno. Non sono più uscita di casa per una settimana dalla paura di incontrarlo e che lui sapesse che ero stata io a fargli morire la mucca (…).

 

I MORTI TIRANO LE GONNE

Di Frossini Santina anni 75, di Crescentino racconto ambientato a Quinzano D’Oglio

 

Da noi dicono che i morti, se vai a disturbarli, se vai anche nei cimiteri quando non c’è nessuno, è meglio non andare. Una volta non si andava perché dicevano che i morti tiravano la gonna ma questo è successo perché una donna era andata al cimitero tardi, non c’era nessuno al cimitero e si vede che la gonna, una volta si usava quelle gonne lunghe e larghe, si era attaccata alle pianticelle, lei che ha fatto per camminare si è sentita tirare lì dietro, si è messa ad urlare, urlare ed è svenuta perché si è guardata intorno, non c’era nessuno ed allora è svenuta. Poi si vede che è entrato qualcuno…è l’hanno vista per terra e l’hanno presa e diceva che era così! E per quello che nessun andava al cimitero, dentro, quando non c’era nessuno, una volta e neanche passavano al cimitero da soli tardi alla sera perché appunto dicevano che i morti facevano qualche scherzo (…).

 

IL BUE SUL CAMPANILE

Di Frossini Santina anni 75, di Crescentino racconto ambientato a Quinzano D’Oglio

 

Quando mi ero fidanzata mi avevano detto: "dì!?…ma proprio uno di Verolavecchia dovevi andare a fidanzarti" ed io ho detto: "e beh, cosa c’è se mi piace uno di Verolavecchia, perché non lo devo prendere?"…"eh ma lo sai che sono tutti ignoranti!"…ed io gli ho detto: "come fate voialtri a saperlo?"…"perché i loro antenati erano tanto ignoranti che han tirato su il bue sulla torre, sulla cosa del campanile"…il bue l’avevano tirato sul campanile e dicevano così: "l’han tirà su al bo fia sul campanil". Vuol dire che erano tanto ignoranti che sono andati col bue fino la sopra al campanile, non so cosa voleva farci vedere al bue (…)

 

A SANTA LUCIA

Di Frossini Santina anni 75, di Crescentino racconto ambientato a Quinzano D’Oglio

 

A Natale bisognava, a Santa Lucia, andavamo nelle stalle alla sera, perché non avevamo le stufe, la legna da scaldarci a casa, allora si andava nelle stalle, ci si riuniva dove c’erano le mucche, andavamo cinque o sei per stalla e così si raccontava tutte le barzellette, le donne lavoravano, facevano le maglie e tutte queste cose; e la sera di Santa Lucia allora passava verso le nove, perché noi si andava sempre a dormire un po’ tardi, ma quella sera lì verso le nove passava sempre un signore con un campanello dietro la finestra e suonava il campanello come dire è ora di andare a dormire perché altrimenti Santa Lucia non ci avrebbe portato niente, al posto della calza ci avrebbe portato il carbone. Allora noi dalla paura che non ci portassero questa collana che era fatta di castagne con una mela ed un arancio, piuttosto di star senza andavamo subito a dormire. Si svuotava la stalla in quel modo.

 

TRE COLPI SULLA CASSAPANCA

Di Frossini Santina anni 75, di Crescentino racconto ambientato a Bolzano

 

Quando c’era lo zio a militare siamo andate a trovarlo, era, non mi ricordo più il nome, era in Trentino, era a Bolzano. Allora siamo andati a trovarlo e siamo state via tre giorni e la terza notte vado a dormire, dopo un po’ sento -toc, toc, toc- tre volte. Io però la cassa non l’avevo vista, non mi ricordo più neanche dov’era, se c’era.

Quelle casse lì che si usano…, la cassapanca, non mi ricordo. Però io ho sentito qualcuno come se battesse un pugno sulla cassapanca tre volte. La mattina, dico alla zia Rina :- Ho paura che andiamo a casa e troviamo qualche sorpresa perché questa notte ho sentito battere tre pugni sulla cassapanca.-… E lei fa:- Ma va…, fatti furba - . Beh, veniamo a casa e abbiamo trovato la sorpresa: c’era mio nonno, che aveva ottantadue anni ed era morto.

 

IL GRASSO DI MAIALE MASCHIO

Di Frossini Santina anni 75, di Crescentino racconto ambientato a Palazzolo Vercellese

 

Mio marito un po’ di anni fa aveva male ad una gamba, prendeva il ginocchio e gli faceva male tutta la gamba, allora il dottore, eravamo andati a Casale dove faceva i massaggi, siamo andati per dieci quindici volte e poi finito, passati un po’ di giorni ma il ginocchio gli faceva ancora male, allora mi avevano detto di andare da una signora che è un po’ una settimina, un po’ per questi mali, per queste cose, che faceva tanto per le gambe, per le ginocchia, per tutte queste cose. Allora siamo andati e lei mi ha detto che sarebbe guarito però avrei dovuto andare a Palazzolo che lì c’era una drogheria che ammazzano i maiali e mi ha detto: "gli dica che la manda la signora Bianca". Allora siamo andati lì, glielo abbiamo detto e lei mi ha dato questo grasso di maiale maschio, perché quello di femmina non andava bene; allora abbiamo preso questo grasso di maiale, siamo venuti a casa e due volte al giorno faceva tipo per i massaggi, lo spalmava e beh! Dopo un po’ il male gli è passato e ogni tanto quando è proprio stanco sente un po’ di male al ginocchio però non ha sentito più niente (…)

 

 

 

        

 

                       

 

 

 

 

 

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