Dina Alghisi

 

è nata a Verolavecchia (Brescia) il 7 giugno 1918,
risiede a Verolanuova (Brescia).
Casalinga, madre di cinque figli. Ama la lettura.

Queste poesie, semplici, sono frutto di notti in bianco, dopo la morte del marito.
Sono parte di lei, e le dedica a quanti le vogliono bene.

 

Le poesie di Dina Alghisi sono tratte da http://yoda.ing.unibs.it/ospiti/poesie

Si ringrazia il Sig. Paolo Bignotti per la gentile concessione.

 


 

Dina Alghisi

EMOZIONI

Poesie

 

PURCHE' UNA MAMMA SORRIDA

 

Era un candido fiore

che non so scordare

dai suoi ricordi

mi lascio cullare.

L'accettai come dono

un felice giorno,

durò poco la gioia

e presto il ritorno.

Un giorno guardando

un lembo di cielo

vidi una nuvola bianca,

sembrava di velo,

s'abbassò e colse

quel tenero fiore,

a me rimase solo il profumo

e il pianto nel core,

lo portò in alto in alto

fino alle stelle,

non piangere più, mamma,

sono una di quelle,

illuminerò il tuo cammino

ti sarò sempre ugualmente vicino

asciugherò ogni lacrima

sul tuo bel viso

un po' della mia pace

su te farò scendere,

purché (tu sorrida) o mamma,

me lo devi promettere.

17 febbraio 1990

 

 

18 anni

 

Diciotto anni che bella età,

a diciotto anni niente è proibito,

neanche toccare il cielo con un dito.

Si può cantare, ballare, sognare.

Stare sempre in allegria

senza ombra di malinconia.

Diciotto anni che bella età!

Ma ti ha portato

le tue responsabilità,

potrai votare, potrai guidare,

ma c'è anche il militare da fare.

Potrai trovare

una ragazza giovane e carina

che col tempo sarà la tua sposina.

E noi siam qui tutti uniti

per augurarti di passarlo bene

perché i diciotto anni sfumano

e non si possono fermare

nemmeno con le catene.

28 giugno 1990

 

 

Telefono di una madre

 

Squilla il telefono,

mi precipito ad alzare,

dall'altra parte del filo

una voce sto ad ascoltare.

È una voce di donna che dice:

 

"Mamma tu mi stai ad aspettare,

ma io non posso venire,

ho tante cose da fare, la casa da accudire."

 

Pazienza! Rimetto la cornetta,

e me ne vo' nella mia stanzetta.

 

Poco dopo suona ancora,

in fretta vado, alzo col cuore in gola,

questo è il mio più piccino,

ormai sposato e padre di un bambino.

"Mamma sono io sai!

A giocare col bambino devono rimanere

e tu capirai!"

 

Capisco benissimo

e non aggiungo altro,

perché il cuore è gonfio e quasi al pianto.

 

Più tardi ancora mi fai sussultare:

altre notizie mi stan per arrivare.

 

Alzo, pronto? E' il figlio maggiore che mi dice:

"Mamma a trovarti vorrei venire, ma sto per partire."

 

Ormai è il tramonto, aspetto la sera

per innalzare una preghiera:

"Signore, te lo dico col cuore,

al diavolo il telefono e il suo inventore!"

luglio 1990

 

 

Natale 1990

 

Natale, dolce Natale,

quanti auguri vorrei fare!

Auguri a tutti i bambini

perché a Gesù sono i più vicini.

Auguri a chi è lontano

perché non si senta solo e vano.

Auguri al prigioniero

che vede il mondo tutto nero.

A chi in qualche modo è nel pianto,

tendiamo una mano,

stiamo accanto.

A chi pace nel cuore più non ha,

a chi amare più non sa.

A chi ancora sa sperare,

a chi ancora sa pregare,

a chi davanti al presepe

sa implorare.

Per tutti pace e serenità.

Nella notte di Natale

è questo l'augurio che vorrei fare

a tutta l'umanità.

Verolanuova, Natale 1990

 

 

L'angelo di Verola

 

Tu che la notte vegli

sulle nostre membra stanche

che stanno a riposare,

tu che di giorno sorvegli

l'intenso nostro trafficare,

tu che baci il sole

prima che giunga a noi,

tu che ci proteggi con le tue ali

dalle insidie naturali.

Tu che al cielo sei così vicino,

con un grosso soffio

scostalo un pochino

e fa' che scenda su di noi

una rugiada d'amore e pace.

settembre 1990

 

 

Sogni di gioventù

 

Sognavo un prato coperto di fiori,

sentivo nell'aria dolcissimi cori,

sognavo un nido fatto di piume

sognavo l'amore senza le spine

e non pensavo, lo devo ammettere,

che una parola

di solo quattro lettere

mettesse "f i n e"

a questi bei sogni di gioventù,

lasciando un vuoto

un vuoto che non si colmò più.

ottobre 1990

 

 

Un elogio meritato

 

Guardando la tua faccia paffutella

capii come fa' a rimanere

sempre bella.

 

È la musica dentro le tue vene

che sa cancellare tutte le pene.

 

Tu che per ore e ore

sai cantare e suonare

mentre gli altri impazziscono a ballare.

 

La tua è un' arte meravigliosa,

che tiene lontana ogni brutta cosa.

 

Cancella sui volti la malinconia

per dar gran spazio all'allegria.

 

Continua così la tua professione

divertendo una generazione.

 

E noi te ne saremo grati,

anche quando lontano

ce ne saremo andati.

 

Sarà dolce per noi ricordare

le tante canzoni d'amor

che tu ci hai fatto ascoltare.

Abano, novembre 1990

 

 

50 anni di vita insieme per ricordare

 

Svegliandomi all'alba stamattina

un riassunto feci sulla nostra cinquantina.

Per cinquanta primavere

insieme cogliemmo il fiore.

Per cinquanta freddi inverni

ci riscaldammo col nostro amore.

Accettammo la buona e la cattiva sorte.

Gustammo le gioie della notte.

Abbiamo fatto delle nostre vite

i tralci che giorno dopo giorno

curammo entrambi.

Ma il grosso fardello

che insieme abbiamo fatto

le nostre spalle ha un po' curvato.

Quanti, quanti giorni

allegri o tristi,

ma tutti da amare.

Ed è per questo, amore,

che un caldo bacio ti voglio dare.

E se verrà per noi la sera,

saremo sempre sereni

e uniti in una preghiera.

Ringrazieremo Dio

per quel che ci ha dato,

e per quel che ancora ci vorrà dare.

Forse un altro cinquantesimo

da festeggiare.

E questo stupendo giorno per ricordare!

 

 

Non c’è più

 

Piccole parole

giustificano la tua assenza

ma profonda è la ferita

che ci resta.

Davanti a quel freddo marmo

che ti ha isolato

sostiamo noi,

ti stiamo parlando!

A diario terminato

una pagina bianca

avremo lasciato

che con te verremo a completare

in quel luogo dove il linguaggio

è per tutti uguale,

uniti nella pace e nella tranquillità

che durerà per l’eternità.

17 febbraio 1991

 

 

L’ubriaco

 

Ti guardo, malfermo sulle gambe,

come se l’aria si volesse divertire

a farti dondolare come un ramo,

le tue parole non facili da capire.

Tu solo sai

quanto il tuo cuore è scontento,

un inganno o un tradimento,

una persona cara

che più non puoi accarezzare,

forse un’offesa che non sai vendicare.

Ma quei bicchier di troppo

che ingoi con facilità

ti privan della tua dignità.

Eppure io vedo

che in quei bicchieri di veleno

tante lacrime si mescolano,

piangi,

ma non puoi farne a meno.

Io, il tempo,

solo io ti potrò curare,

rimani stretto a me,

i dispiaceri tuoi saprò cancellare.

Ma tu a quel veleno

rinunciar dovrai,

ti sorriderà ancor la vita,

e tu la rivivrai.

 

 

82° Compleanno

 

In questo giorno diverso dagli altri

a farti gli auguri siamo in tanti.

Chi per telefono,

chi a parole,

il tuo natale ci sta a cuore.

Con la salute così delicata

con il tuo coraggio

ce l’hai sempre fatta.

Tra lo stupor dei tanti dottori

che t’hanno curato,

all’82° compleanno ci sei arrivato.

Col tuo lavoro e la tua onestà,

al traguardo sei giunto

di questa veneranda età.

Ora anziano e un po’ ammalato,

da tutti noi sei coccolato.

Il tempo passato

non lo devi contare,

perché un altro secolo

dovrai pure iniziare.

E’ questo l’augurio

che ti facciamo in società,

che tu viva ancora a lungo

per tutto il tempo che verrà.

9 febbraio 1991

 

 

E scende la sera

 

Scende la sera

dopo un tramonto sereno,

per un sonno senza fine,

lasciando un vuoto senza confine.

Fu la fine d’un ripido sentiero,

percorso con senso vero.

Mentre il suo spirito

varcava l’altra sponda,

un tenue sorriso

gli sfiorava la bocca.

Era la fine di tutte le sue pene,

l’ora del distacco

da chi gli volle bene.

E lo colse la sera!

Per donargli una luce

che non è di quaggiù,

una patria celeste

per chi sta lassù,

una pace eterna

a chi ha creduto,

un premio a chi

onestamente a vissuto.

 

E’ entrato in quel mondo

dove la sera non scende più.

Verolanuova, 20 marzo 1991

 

 

Mamma in attesa

 

Benché non hai ancora un nome,

cara creatura,

ogni giorno cresce in me l’ansia

senza paura.

Sarai con noi a primavera

quando l’aria profuma leggera.

Come un fior che nascerà in giardino

per te è pronto

un soffice lettino.

Pure un culla ho preparato,

per te quante nenie

ho già imparato.

Figlio o figlia che tu sia

sarai la mia allegria.

Al tuo primo vagito

t’abbraccerà un amore infinito.

Nel mio cuore troverai una fiamma

con quel calor

che sa dare solo una mamma.

Vieni, t’aspetto, mia creatura,

con entusiasmo e tanta premura.

 

 

Campane

 

Sul campanile del mio paese

cinque campane stanno appese.

Non san parlare solo suonare,

tante notizie san regalare.

La più piccina

dice in allegria

una nuova famiglia

che ci sia.

La seconda di buon mattino

con l'Ave Maria sveglia ogni cittadino.

La terza poi a mezzogiorno

a ognuno dice il pranzo è pronto.

La quarta è quella

che non si vorrebbe sentire,

d’una persona annuncia il morire.

La quinta, papà campanone,

col suo batacchio

emette un vocione.

Ricorda una solennità,

oppure un giorno

di gran festa che si fà.

Ma quando suonano a distesa,

diciamolo pure, non è sorpresa

vedere sul volto di tante persone,

una lacrima scendere per l’emozione.

San anche formare

un dolce concerto,

le nostre campane

ci donano tutto questo.

15 aprile 1991

 

 

Felicità

 

O signora felicità,

che tutti ti sognano

ma nessuno ti ha.

Ognuno di noi ti sta a cercare

ma nemmeno coi soldi

ti si può comperare.

Su altrui volto sembra ci sia

ma in realtà è molto schiva.

E’ come una puledra imbizzarrita

che tenti di stringere per la briglia,

ma in un baleno

fugge e non ci pensa

che al posto suo

lascia la tristezza.

I dì che ti concedi a noi nella vita

si contan sulle punta delle dita.

Nel nostro cammino

sia lungo o breve

mai nessuno ti possiede.

Io col cor ti sto ad implorare,

dimmi dove ti posso trovare?

Ma la verità è questa si sa,

che un numero di casa non ce l’ha.

Verolanuova, 2 maggio 1991

 

 

Vera poesia

 

Un giorno passando per la via

mi fu chiesto cosa fosse poesia.

Sorrisi, e con un po’ d'ironia!

E’ veder sul mare sorgere il sole,

o una bella fanciulla donarti il fiore.

Osservando una rondine sotto il tetto

fare il nido senz’alcun progetto.

Si trova pure nel sorriso di un bambino

che nella su innocenza

di tutto s’accontenta.

E in fine,

sta nel cuore di una mamma,

che benché ferito,

sempre sorride e ama.

Tutto questo è poesia,

la più bella che ci sia.

Verolanuova, 10 maggio 1991

 

 

Il lamento di una madre

 

Quel giorno che t’ho visto rincasare

gli occhi tuoi erano spenti,

e senza voglia di mangiare.

Al mio cuore un colpo fu diretto,

il pensiero confermò ogni sospetto.

Il corpo tuo tremante

e la lingua non sciolta nel parlare,

dietro la tua ombra

il volto di un assassino traspare.

Sì...così si può chiamare

colui che ti diede il veleno da iniettare.

Ti ha rubato il gusto della vita,

sicché vivere per te è una fatica.

Ti troncò le ali

come ad un uccello il volo,

così che nella società

non avrai più nessun ruolo.

Ti han sottratto

della vita ogni amore,

seminandoti la morte nel cuore.

Ti prego, non rimanere muto,

chiedi ad ognuno un po’ d’aiuto!

Ma se in segreto tu continuerai,

i giorni contati ormai avrai.

Verolanuova, 26 maggio 1991

 

 

Allo stadio

 

Vicino ad uno stadio

un giorno d’estate

sentii un gridar di voci concitate,

incuriosita entrai,

lo stadio affollato trovai.

Per un pallone che impazziva per terra

c’era aria da campo di guerra.

Negli occhi la rabbia vedevi,

i volti erano accesi,

l’ansia di vincere ad ogni costo,

come quando un vero attacco è in corso.

Ad un tratto si udì un boato,

un goal era stato segnato.

Fischi e grida nell’aria serpeggiavano,

bandiere in alto sventolavano.

Nervi a fior di pelle

che per poco non si spezzavano.

Guardando quel pubblico drammatizzare

un pensiero mi fece meditare.

Dopo sei giorni di lavoro,

sotto pressione,

sono forse venuti a scaricare la tensione?

Per fortuna che un fischietto segnò la fine

accompagnato da rulli di tamburi,

nei tifosi si calmarono i bollori

e un sorriso tornò fra vinti e vincitori.

Verolanuova, 8 giugno 1991

 

 

Una stella per amica

 

Come una barca sul mare è la vita,

ma c’è una stella per amica.

E’ bello salpare in alto mare

quando calmo lo vedi luccicare.

Ma quando infuria

e rischi d’affogare

e c’è un ostacolo che non puoi superare,

con tutte le tue forze dovrai lottare.

Ma le forze esauste,

l’anima si ribella,

è l’ora di guardare alla tua stella.

Nel suo splendore

troverai la pace del cuore.

T’aiuterà a tenere la giusta rotta

per portare la barca all’altra sponda.

Quando l’ultima onda

t’avrà baciata

e la sera sarà arrivata,

un mondo migliore troverai

se nel mare della vita lottato avrai.

Verolanuova, 17 maggio 1991

 

 

Un traguardo importante

 

Un dì splendente

di venticinque anni fa

incontrammo la nostra felicità.

Ci guardammo negli occhi,

ci siam capiti,

dovevano i nostri due cuori

essere uniti.

Quel giorno sembrava

per gli altri uguale,

ma importante per noi,

il nostro sogno

si stava per coronare.

Nello spazio immenso

del nostro cielo,

poche le nuvole,

tanto il sereno.

Come due piccioni

spiccammo il volo,

varcammo l’argento

per poi volare

al traguardo dell’oro!

E questo augurio vi giunga in coro,

qualunque sia la nostra sorte,

saremo sempre felici e uniti

fino alla morte.

15 giugno 1991

 

 

Per un professionista

 

Signor Levadente

l’ho conosciuto personalmente

ed ho constatato

che è qualcosa di sorprendente,

con la sua allegria

e la sua bravura

ai pazienti diminuisce la paura,

con le sue battute

le persone sono meno dispiaciute

a rimanere a bocca aperta,

sicché lei può far molto più in fretta.

Continui così la sua professione

a regalar sorrisi alle persone,

quei sorrisi che tenevano imprigionati

per paura di esser vecchi giudicati.

Io le dico grazie, grazie di cuore,

signor Baldassarre!

Mi spiace che non ho più un dente da levare,

ma le porterò la dentiera a riparare.

Verolanuova, 10 giugno 1991

 

 

15-08-1990 / 15-08-1991

 

Un anno è trascorso

da quel feroce agosto

che tutti noi ha molto scosso.

Successe in un paese di campagna

a gente onesta e rispettata.

Orribilmente sterminata una famiglia:

Padre, madre,

figlio e figlia.

E’ stata una cosa così terribile

che nessuno potrà mai descrivere!

Nei nostri occhi c’è ancora il terrore,

voglia di vendetta

abbiamo nel cuore.

Per quei bruti

la pena è inevitabile,

per noi sarà un fatto indimenticabile.

L’unico conforto che ci resta,

che le vittime

sono con Dio alla sua destra.

agosto 1991

 

 

Vento

 

O vento che non conosci confini,

o vento che tutto trascini,

col tuo maestrale fai tremare

chi sta in alto mare.

In quell’immensità

nessuno ti fermerà.

Tu agisci senza pietà,

divelli navi e barche

e non risparmi l’equipaggio

se questo non t’affronta con coraggio.

E dopo esser stato furioso

ti calmi un poco,

ma non meno capriccioso

incominci a volteggiare,

fino a il sole superare

e il firmamento baciare.

Sarebbe un’emozione

con te poter salire,

ma è solo illusione

poiché qui dobbiamo i nostri giorni finire.

Verolanuova, 20 giugno 1991

 

 

Notte d’estate

 

In una calda notte d’estate

l’aria era afosa e pesante.

Il sonno m’aveva abbandonato,

mi alzai affacciandomi a una finestra.

L’aria odorava di fieno

mista al profumo del roseto.

Un gatto sui tetti miagolava,

di certo un’amica cercava.

Un cane lontano insisteva ad abbaiare

come se da un catena si volesse liberare.

Tra i cespugli del giardino

le lucciole giocavano a nascondino.

Pure i grilli a modo loro

intonarono un coro.

Al chiarore lunare

questa musica naturale

sembrava volermi cullare.

Finalmente un po’ di frescura calò

e un canto di gallo l’alba annunciò.

Il sonno mi assalì,

si spense la luna

ed ogni voce per me svanì.

Verolanuova, 21 giugno 1991

 

 

Il mare

 

O immenso mare,

sulle tue onde

vorrei camminare,

trascinarmi lontano

fino a salutar l’ultimo gabbiano.

Visitar le tue spiagge argentate,

le frasi d’amor

che sulla sabbia

sono state segnate,

ma il vento cattivo ha cancellato.

Nella tua immensità

si gode pace e tranquillità.

Lontana dai rumori del mondo

e dai motori che mi circondano.

Com’è bello

immergermi nel tuo azzurro,

che rispecchia quello del cielo,

assopirmi con lo scrosciar dell’onda

che mi circonda,

che mi sa cullare

e che ogni brutta avventura

mi fa dimenticare.

Verolanuova, 7 luglio 1991

 

 

Un Grazie

 

La vorrei ringraziare,

ma non lo so fare,

per la gentilezza

che mi ha voluto usare.

Grande è la gioia che ho provato

per la mia poesia

che pubblicar ha osato.

Nel brutto mondo in cui viviamo

non è facile trovar

gentili persone che danno una mano.

Inciterò mia nuora con premura

affinché sia sempre attenta

a Sport & Cultura.

Questo è il meno che possa fare

e forse il miglior modo

per ringraziare.

Con persone come Lei

c’è sempre da imparare.

Grazie di cuore anche della rosa,

per me tutto questo

val più di ogni cosa.

Sentiti ringraziamenti di cuore.

 

 

Emozioni

 

Emozione, sentimento che t’invade l’anima

e come un campanello

avverte al cervello

le più importanti tappe

che nella vita si sono incontrate.

L’impatto sui banchi di scuola

con la prima insegnante

è stato emozionante.

L’emozione nel campo del lavoro

poiché nella società

devi pur avere un ruolo.

E chi non ricorda l’emozione

del primo bacio d’amore

che di gioia empiva il core

e ti ha fatto capire

che l’adolescenza stava per finire.

L’emozione del grande giorno

che all’altare andai

e il mio sogno d’amore coronai.

E l’emozione infinita

per il primo vagito di bimbo

a cui diedi la vita.

E poi,

e poi ce ne sono finché vuoi,

perché la vita è tutta un’emozione,

da quella dolce che ti fa ancor sognare

a quella feroce che ti potrebbe troncare.

Ma se goderle tu saprai,

rimarranno impresse

e più non lo scorderai!

Verolanuova, 5 luglio 1991

 

 

Un ricordo

 

Caro vestito sgualcito e scolorito,

sapessi quanto t’ho desiderato!

Esposto eri in una vetrina

dove passavo ogni mattina,

e non passavo senza guardarti,

finché un giorno potei indossarti.

Lo sfondo color del cielo,

tempestato di fiori,

coi miei vent’anni

ridevano i mille colori.

Alla faccia mi donavano

e di colonia profumavano,

mettevano in risalto quelle pieghe

che ogni donna

è contenta d’avere.

Ora, invecchiato,

non voglio buttarti

ma in soffitta

dovrò imprigionarti

per poter ancora

qualche volta accarezzarti.

Rammentare la gioventù

trascorsa insieme io e tu.

luglio 1991

 

 

Una preghiera

 

Signore, vorrei pregare

ma non so pregare.

Ti vorrei ringraziare

ma non lo so fare.

Per l’azzurro del cielo