Albino Belloni
LE CADÉNÉ DEL FöCH
E alla campagna, allegramente e in gruppo sparso e chiassoso, andavamo incontro senza altro pensiero: al ritorno avremmo riconsegnato con orgoglio la catena lucida al proprietario (avevamo una «posta» fissa da rispettare ogni anno) ricevendone parole di elogio e l'immancabile paghetta. Guadagno «autonomo» e come tale subito gestito: acquisto di un limone e di una stecca di liquirizia (canèlä de züch) con cui bucarlo. La specialità era poi consumata, in riva ad un fosso dall'acqua pulita, mentre il respiro tornava regolare, nel silenzio della campagna non disturbata che dalle allodole e dal frusciare dei primi rettili tra i rovi.
La «nostra» campagna si apriva verso Scorsarolo: partenza alla torre del Castello. sfilata attraverso «il campo» (ora delle scuole), imbocco del sentiero che portava allo stradone («one» per noi bambini). Superato il ponte dello Strone si partiva in formazione sparsa, su diritti, verso «le trè oltàde» per poi piegare a destra verso la chiesetta di S. Pietro che riposava all'ombra di alcuni grossi pini... Giusto il tempo per il controllo dei «pneumatici umani» pieni di polvere e di scalfitture da ghiaia, e del punto di lucidatura della catena.
Poi si ripartiva: lo sguardo era diviso fra la strada che passava sotto veloce, le rive dei fossi, il cielo terso. Si fissava finalmente, dopo l'ultima curva, a metà del lunghissimo viale, sulla piccola chiesa della Madonna della Cava.
Una breve sosta sotto il fresco porticato ed una veloce occhiata al paese lontano ed azzurro oltre gli arbusti in primo piano ed il verde già energico dei campi ormai in piena attività naturale. «Tutti nel fosso!» A sgürà: era la rifinitura. Le catene, già lavorate lungo tre o quattro chilometri di polvere e ghiaia, erano ora bagnate nell'acqua quasi sotto il ponte su cui sorge la chiesetta, lavate e scrupolosamente esaminate. Quindi, accuratamente sfregate con sabbia bagnata, rilavate e lasciate al sole, attendevano noi, col pensiero già assorbito dalla ricompensa ... A catene asciutte, per tragitto inverso, si ritornava a Scorsarolo dopo la seconda parte del viale e lungo l'unica stradina ... Alla torre prendevamo le catene in mano: lucide, scintillanti, tornavano alla «posta».
I contadini avevano già messo in cima ai silos le «radióle» con musica sinfonica che ricordo intatta, L’indomani, la folla di gente allora più serena, a piedi, con qualche «scartòss de salàm e öf», avrebbe invaso la campagna. Vi si sarebbe immersa con gioia e tutti, grandi e piccoli, sarebbero stati egualmente bambini felici intorno ad una chiesetta che, per l'occasione, accettava la corona delle bancarelle: zucchero filato, palloncini, buon vino, ma soprattutto tanta amicizia.
Riduzione ed adattamento da:
ALBINO BELLONI, A proposito .. dele cadéne dèi föch, tratto da COMUNITÀ', Pasqua 1985, pp. l3 -15.