LA CHIESA DEI SS. VITO E MODESTO
Ora sorge proprio accanto al Cimitero, qui trasferito nel 1810 e benedetto l'11 gennaio di quell'anno dal parroco don Reccagni (APV, Libro dei morti 1777-1816), ma un tempo la chiesetta si trovava in aperta campagna.
La struttura, con il tetto a capanna sorretto da un arcone trasverso che divide l'aula in due campate, appartiene ai primi anni del Cinquecento e la data MDXXI scolpita sull'architrave della porta meridionale dovrebbe indicare la conclusione delle opere murarie.
La data MDXXIII compare invece nell'affresco che un tempo decorava l'altar maggiore e che, scoperto nel 1963 dietro la pala dipinta che ancora c'é nel presbiterio, venne staccato, restaurato e collocato di fronte alla porta meridionale.
Raffigura
La Madonna tra i Santi Vito e Modesto
ed é cosa debole, di impronta vagamente ferramoliana.
Gli é accanto un altro affresco della stessa epoca con le immagini della
Madonna con il Bambino,
delineate con fresca ingenuità popolaresca.
Due sciupatissime figure di
Santi Vescovi
sono invece collocate sulla parete di fronte.
Tipicamente cinquecentesco é anche il bel
campanile che nelle sue linee sode e
nell'uso delle decorazioni in cotto ricorda moltissimo la torre del Castello di
Verolavecchia.
Negli atti della Visita Bollani del 1563 la chiesa risulta mal tenuta e senza dote, per cui il visitatore esorta i fedeli a ridurla ad una santellina e ad usare il materiale proveniente dalla demolizione nel completamento della chiesa parrocchiale.
La Visita di S. Carlo Borromeo del 1580 annota ancora malinconicamente che la chiesetta è "un oratorio vetusto ed incongruo. Ha un solo altare e vi si celebra il giorno della festa".
Un mattone con iscrizione, collocato nel muro esterno sotto il portico dell'abitazione del custode, dimostra però che subito dopo la visita apostolica la chiesa venne restaurata: "DEL 1580 ADI/10 MAGIO FU/RESTAURATO S.TO VITO".
La Visita Giorgi del 1599 vieta al custode di raccogliere le elemosine senza il permesso del Rettore della parr-occhia, segno evidente che le offerte dovevano essere consistenti e che perciò la venerazione per il santuario aveva avuto un'impennata in occasione della peste di S. Carlo, testimoniata, come s'é detto, anche dal restauro del 1580.
Nel 1610 il Catastico Da Lezze registra ancora che la chiesa non ha entrate, ma dopo l'epidemia del 1630 il santuario ottiene molti lasciti e l'amministrazione é affidata ad un collegio di Reggenti.
Viene istituita anche una vera e propria Cappellania ed un sacerdote é incaricato di celebrare con frequenza la Messa.
É questo il periodo di maggior fulgore della chiesa: la visita Morosini del 1647 registra addirittura la presenza di due altari: il maggiore e quello della Madonna.
Risaliva probabilmente alla prima metà del Seicento anche la venerata statua lignea della Madonna che nel 1817 venne portata processionalmente in parrocchia per implorare la pioggia.
In quell'occasione si fecero anche alcuni restauri alla chiesa.
Nel 1938 la statua fu sostituita con una nuova immagine in legno, forse una copia fedele, eseguita dalla ditta Poisa di Brescia ed intitolata alla Divina Matermtá di Maria.
Nel 1963, in omaggio a papa Paolo VI che da giovane faceva spesso sosta nel santuario quando trascorreva dei periodi di vacanza nel paese materno, la chiesa venne di nuovo restaurata.
Durante questi ultimi lavori si eliminò l'altare laterale con la relativa cappella che si addentrava nel cimitero e il vecchio altare maggiore in mattoni venne sostituito con un paliotto settecentesco in marmo, proveniente da Cremezzano [fraz. di S. Paolo - ndr].
Si scopri anche il ricordato affresco datato MDXXIII.
Una tela, molto interessante, si trova sull'altar maggiore: Ambito di Pietro Marone (?), La Pietá adorata dai Santi Vito, Modesto, Crescenza, Antonio Abate olio su tela cm. 185x147
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